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Le armi nel Wing Chun

(Articolo del 05/10/2011)

Uno degli argomenti maggiormente dibattuti nell’ambito del wing chun, è legato alla presenza delle armi nello studio del sistema.
Sono nati pensieri diversi e molteplici opinioni a riguardo. Alcune addirittura opposte.
Molti sostengono che le armi non rappresentino un elemento essenziale, altri invece che abbiano esclusivamente un interesse storico.
Altri ancora, invece, considerano quest’ultime il livello più elevato del sistema. Ma a questo punto viene lecito porsi delle domande, ed una su tutte: a chi dar ragione? Probabilmente, vista la poca attendibilità delle varie versioni sulla storia del wing chun, una risposta certa, e storicamente avvalorata, non esiste. Ci sono però criteri e ragionamenti, in grado di dare una mano ad avvicinarsi alla verità e fornire un’immagine obiettiva della questione. I sostenitori della tesi secondo la quale un sistema a mani nude non debba prevedere l’uso delle armi, non valutano almeno due elementi fondamentali:
1) quasi tutti i sistemi prevedono al loro interno, in maniera più o meno ampia, lo studio di armi.
Siano esse rappresentate dal bastone, dalla sciabola o altro. Quindi perché mai suscita tanto stupore che ciò avvenga anche nel wing chun?
2) una forte corrente di pensiero afferma che tutto quello che viene eseguito a mani nude nelle principali discipline marziali tragga origine dalle armi. Ciò è comprensibile, in quanto in ogni epoca, passata o contemporanea, l’uomo ha sempre avuto l’esigenza di difendersi o offendere, per cui ha seguito l’istinto di utilizzare oggetti e armi che aumentassero il proprio potenziale.
Il problema quindi non è tanto se le armi siano o meno parte integrante del sistema, quanto quale utilità possano avere nell’ottica dello sviluppo dello stesso.
L’idea di sviluppare la capacità di combattere con un bastone lungo o con i doppi coltelli, è errata.
Qualsiasi praticante di wing chun in possesso di sufficiente senso critico e pratico, è in grado di capire che le armi non servono a questo.
In realtà ogni parte del lavoro svolto nel wing chun ha una sua ben definita funzione. Dalle forme al pupazzo, dal chi sao alle armi, tutto contribuisce a far vivere e sviluppare un percorso.
Occorre perciò comprendere il legame tra tutte le componenti del sistema, per essere in grado di collocare in maniera corretta le varie parti del mosaico, parti tenute salde dai principi che animano il sistema stesso.
Le armi in questa ottica non sono allora elementi estranei, ma integrati nel wing chun.
Il fraintendimento e la difficoltà di comprensione su questo punto, nasce prima di tutto dal considerare il wing chun una disciplina che si esaurisce con le armi, una sorta di sistema chiuso. Invece “finire il sistema” è una frase che non ha senso, utilizzata principalmente da coloro che cercano di rendere il wing chun un prodotto commerciale da sfruttare. Ecco allora che le armi si inseriscono a meraviglia in questa logica.
Così, nella cosiddetta “fase finale” dello studio del sistema, viene introdotto l’utilizzo delle armi, che è proposto con molta enfasi, ma a prezzi particolarmente elevati.

Senza trascurare poi che il mercato è in continua mutazione ed attraversa fasi cicliche di rinnovamento, per cui spesso capita di assistere all’introduzione delle cosiddette nuove versioni delle armi, quelle ostentate come vere, autentiche, originali. A questo punto allora le vecchie armi diventano saldi di fine stagione, perché devono far posto alle nuove. Ciò che realmente sfugge, è che le armi, come il wing chun, rappresentano un’idea. I movimenti possono variare a secondo dell’oggetto che si stringe in mano, ma quel che rende “vivo” un movimento è il principio che lo anima. L’obiettivo principale, quindi, deve essere quello di comprendere il wing chun nella sua completezza, solo così sapremo apprezzarlo in maniera corretta.

Via Frasconi 14 - 28100 Novara - Tel. 347 2380791
Responsabile Tecnico: Sifu Franco Giannone - Wing Chun Master

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